Somatizzare: definizione e cura del meccanismo della somatizzazione

16 Dic , 2019 - Terapie

Somatizzare: definizione e cura del meccanismo della somatizzazione

La somatizzazione è il segnale di come il corpo attraverso la sofferenza fisica riesca a comunicare uno stato di malessere interiore, sofferenza mentale o di disagio psichico. Spesso chi lamenta dei sintomi fisici si rivolge al medico ma sempre più frequentemente si osserva come la cura più efficace sia un approccio integrato che preveda anche l’individuazione e il trattamento di quegli aspetti psicologici che ne possono essere causa, concausa o fattore di mantenimento nel tempo.

Somatizzazione: definizione

Si parla di somatizzazione quando una persona lamenta sintomi fisici che le procurano un notevole disagio nella vita quotidiana e che compromettono lo svolgimento delle sue solite attività, limitando la sua vita sociale, il rendimento lavorativo e il suo benessere in generale.

Se da una parte è evidente la natura fisica attraverso la quale il disturbo si esprime, d’altra parte fattori psicologici come ansia, stress, depressione, rabbia possono essere causa, concausa o contribuire al mantenimento della sintomatologia stessa. Per questo, la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5; American Psychiatric Association, 2014) nel descrivere le caratteristiche che accomunano il Disturbo da sintomi somatici e disturbi correlati ne riconosce la natura biopsicosociale, includendo la presenza di sintomi fisici che possono essere prodotti, esacerbati o mantenuti dalla combinazione di fattori biologici (ad esempio la presenza di una vulnerabilità che rende l’individuo più sensibile al dolore), psicologici (come i succitati ansia, depressione, stress e rabbia ma anche eventi di vita negativi o traumatici come violenza, abuso o deprivazione) e sociali (ad esempio l’attenzione che familiari o medici rivolgono alla malattia e alle lamentele della persona).

Questo ci suggerisce di partire dall’assunto che, accertato che il paziente non stia volontariamente simulando una malattia, falsificando segni e sintomi del suo malessere né contraffacendo i risultati di analisi mediche (Disturbo Fittizio), se una persona lamenta uno o più sintomi fisici allora, anche in assenza di un chiaro riscontro medico, è necessario credere nell’esistenza di quella sintomatologia, nell’entità con cui la persona la soffre e nell’importanza che ha nella sua vita.

Tipi di somatizzazione

Il DSM-5 (2014) include nei Disturbi da sintomi somatici e disturbi correlati le seguenti categorie diagnostiche:

  • Disturbo da sintomi somatici (che include anche il Dolore cronico)
  • Disturbo da ansia di malattia (ipocondria)
  • Disturbo di conversione
  • Fattori Psicologici che influenzano altre condizione mediche (come diabete, fibromialgia, cefalee, emicrania, colon irritabile, reflusso gastroesofageo)
  • Disturbo Fittizio

La natura primariamente fisica del disturbo fa si che le persone si rivolgano principalmente a strutture mediche. In particolare, i quadri clinici che più frequentemente sembrano presentarsi al Medico di Medicina Generale si caratterizzano per (Cimino, 2009):

  • dolore persistente: sintomi dolorosi di solito monodistrettuali, mal localizzabili e con decorso caratterizzato da momenti di relativo benessere e da fasi di riesacerbazione (per esempio cefalea, cervicalgia, lombalgia, dolore addominale, eccetera);
  • forme monosintomatiche che coinvolgono principalmente un apparato (per esempio disequilibrio, nausea, gastralgia, eccetera);
  • forme multisintomatiche che coinvolgono diversi apparati;
  • disturbo ipocondriaco: convinzione di avere una grave malattia fisica basata sull’erronea interpretazione di sintomi somatici da parte del soggetto che pone un’attenzione esagerata alle proprie funzioni fisiologiche.

Dimensione psicologica della somatizzazione: cause e fattori di mantenimento

Gli aspetti psicologici della somatizzazione possono essere molteplici per questo è fondamentale svolgere un’accurata valutazione psicologica che miri non solo ad approfondire la natura del sintomi lamentati ma anche a comprendere come il paziente li descrive e l’interpretazione che egli ne dà. Tra le componenti psicologiche più comuni vi sono ansia, stress, depressione, rabbia, preoccupazioni eccessive per questioni quotidiane (“Per me tutto è un problema”), difficoltà nel superare momenti difficili o cambiamenti di vita (trasferimento in altra città, cambio di lavoro, nascita di un figlio).

I pazienti che tendono a somatizzare sono soliti descrivere i loro problemi in modo drammatico ed esagerato, presentando la loro vita fortemente focalizzata sui sintomi e influenzata dalle limitazioni conseguenti. Spesso giungono all’osservazione dello psicologico con una lunga storia clinica caratterizzata da numerose visite mediche ed esami diagnostici, raccontando una storia di malattia “a cui nessuno trova una cura”. Mostrano di aver perso il contatto con aree che prima erano importanti nella loro vita raccontando difficoltà coniugali, assenteismo sul lavoro, perdita di amicizie e di interessi.

Lo stress sembra essere ad oggi la componente con maggior effetto negativo sullo stato di benessere fisico e mentale delle persone. Un numero sempre crescente di studi è impegnato nel misurare, in Europa e negli Stati Uniti, l’incidenza negativa dello stress e dei disturbi a esso correlati in termini di patologie letali, giornate di lavoro perse, elevata spesa farmacologica e sanitaria. L’impatto economico e sociale di questo fenomeno ha quindi indotto a considerare lo stress come la malattia del nuovo secolo, poiché gli effetti della somatizzazione possono colpire l’organismo sotto molte forme, come patologie connesse al comportamento alimentare, gastrointestinali, cardiocircolatorie, cutanee ed endocrine (Compare e Grossi, 2012).

Trattamento della somatizzazione

Farmacoterapia

Il paziente con “sintomi fisici non giustificati” rappresenta una quota importante della popolazione che si rivolge agli studi di medicina generale per questo il Medico di base rappresenta la figura centrale che può contribuire a identificare e trattare tale tipologia di pazienti, assistendone l’evoluzione e favorendone l’analisi interiore attraverso l’ascolto, l’attenzione e la fiducia, creando quell’alleanza terapeutica necessaria alla guarigione. Dovrebbe condividere con il paziente l’attenzione per i sintomi fisici, eseguendo un’accurata anamnesi e l’esame obiettivo, non solo per escludere cause organiche, ma per mostrare partecipazione empatica nei confronti delle preoccupazioni del paziente, consentendo, in tal modo, di creare quel rapporto che rappresenta il fondamento di un efficace relazione terapeutica (Cimino, 2009).

I farmaci più comunemente usati per trattare il disturbo da sintomi somatici includono antidepressivi, antiepilettici, antipsicotici e prodotti naturali. L’efficacia di molti di questi trattamenti ha ad oggi un supporto limitato ma numerosi studi scientifici confermano il contributo significativo degli antidepressivi nella riduzione della sintomatologia (Kurlansik e Maffei, 2016).

La cura farmacologica in taluni casi, soprattutto in presenza di una malattia fisica, è fondamentale ma talvolta non completamente risolutiva. I farmaci sono utili per ridurre in breve tempo i sintomi d’ansia, il bruciore di stomaco, il reflusso gastrico o altri sintomi somatici ma se chi ne è affetto non impara in prima persona a gestire le proprie emozioni (come l’ansia, le preoccupazioni quotidiane o lo stress) rischia di dover far un uso prolungato dei farmaci (anche se assunti solo al bisogno), cronicizzare il disturbo e perdere l’occasione di contribuire in prima persona alla costruzione del proprio benessere.

Considerata la natura bio-psico sociale della somatizzazione, è fondamentale che vi sia una collaborazione tra medici e psicologi per riuscire ad alleviare la sofferenza dei pazienti e spesso anche dei loro familiari. In questo sicuramente gioca un ruolo importante l’aspetto umano e relazionale del rapporto di cura con il medico ma fondamentale è affrontare, da un punto di vista psicologico, quelle componenti che hanno contribuito all’insorgere o al mantenimento della sintomatologia.

Psicoterapia

La psicoterapia cognitiva e comportamentale risulta essere un trattamento molto efficace per i disturbi caratterizzati da somatizzazione, prevedendo: una prima fase di valutazione accurata della tipologia, della gravità e del grado di compromissione della vita del paziente; solo successivamente è possibile elaborare un trattamento personalizzato che aiuti il paziente ad apprendere tecniche utili per la gestione dei sintomi, rivedere i pensieri e le credenze che sono alla base del disturbo, imparare a esprimere e gestire le emozioni, acquisire o potenziare le strategie di risoluzione dei propri problemi. All’inizio e durante il corso della terapia è raccomandato, anche per favorire l’aderenza al trattamento ed aumentarne l’efficacia, dedicare tempo e spazio alla psicoeducazione per rendere il paziente stesso consapevole delle cause e del meccanismo del suo malessere. L’obiettivo è eliminare o quantomeno ridurre i sintomi.

Se questo non è possibile, come nei casi in cui è presente una malattia fisica cronica (ad esempio la fibromialgia, il colon irritabile, l’emicrania) lo scopo del percorso psicologico sarà comunque alleviare la sofferenza e far in modo che la persona torni a vivere, nonostante i sintomi. A tal proposito, è prezioso il contributo fornito dalla mindfulness e dall’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) che aiuta il paziente a non identificarsi con il sintomo ma a prenderne le distanze per tornare a vivere quotidianamente impegnandosi verso ciò che è importante nella sua vita, nonostante la sofferenza fisica continui.

Approfondimento: Psicoterapia

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2014) DSM-5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. Ed. italiana a cura di M. Biondi. Raffaello Cortina.
  • Cimino, L. (2009). Gestione del disturbo somatoforme nel setting della medicina generale. M.D. Medicinae Doctor, XVI (22).
  • Compare, A., & Grossi, E. (2012). Stress e disturbi da somatizzazione. Evidence-based practice in psicologia clinica. Springer.
  • Kurlansik, S.L, & Maffei, M.F. (2016). Somatic Symptom Disorder. American Family Physician, 93 (1)

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Cosa ne pensano di noi i pazienti?

Matteo, 33 anni

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo che all’epoca avevo il pensiero che volevo a tutti i costi farcela da solo e forse perché non credevo che la terapia potesse darmi i giusti strumenti per stare meglio. Poi mi sono deciso a intraprendere un percorso e ho iniziato ad ad imparare a conoscermi meglio e a ragionare su alcune dinamiche ed abitudini mentali che mi riguardavano. La terapia mi ha dato la base per cominciare un percorso di contatto con me stesso e di scoperta

A chi si trova in questa situazione vorrei dire di affidarsi a una persona sensibile, se senti che non è la persona giusta, cambia persona perchè penso sia molto personale, trovando una persona adatta ti può cominciare a dare delle basi per capire che a volte i problemi che abbiamo sono dettati anche da idee sbagliate e limitanti o che portano a sofferenze assurde, per cui provaci! ti voglio bene!

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo […]

Giulio, 53 anni


Una pessima condizione di vita e la consapevolezza della difficoltà a superare i problemi mi hanno convinto a chiedere aiuto. Soffrivo di questi problemi da molti anno ma molte cose che sapevo teoricamente si sono concretizzate grazie a dei metodi “comportamentali” che hanno migliorato tanti piccoli aspetti che fanno un progresso importante.

21 05 29 18:30 AM

Federica, 36 anni

Non aspettare, abbiamo solo una vita

21 05 29 18:30 AM

Giovanni, 25 anni

Non è stato facile prendere la decisione di iniziare una terapia per la paura di mettermi a “nudo” ma la scarsa qualità di vita provocata da ansia e pensieri intrusivi mi ha spinto a fare il primo passo. E con la terapia è migliorato tutto dalle piccole cose che poi pian piano diventano grandi. Ho imparato a conoscermi, a conoscere i meccanismi alla base del mio pensiero e a razionalizzarli così da impattare molto meno a livello emotivo. A chi sta pensando se chiedere aiuto o meno vorrei dire di chiedere aiuto, perché anche solo chiedere è una forma di cura.

21 05 29 18:30 AM

Francesca, 44 anni

è la prima volta che vado da uno psicologo che dopo un paio di visite mi spiega cosa ho e mi lascia un pezzo di carta in cui lo mette per iscritto. lenti ma professionali.

21 05 29 18:30 AM

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