La triste situazione della professione di psicologo in Italia

4 Set , 2019 - Recensioni

La triste situazione della professione di psicologo in Italia

Una formazione Ai vertici del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e di altre importanti istituzioni nazionali circolano dati sconfortanti sulla professione di psicologo. Vi sono in particolare quattro dati, che meritano riflessione.

  • Vi sono ormai 111.000 psicologi. Ogni decennio raddoppia il numero degli iscritti all’Ordine: 23 mila nel 1994, 48 mila del 2004, 92 mila del 2014, ad oggi sono 111.000. Grazie a tale crescita esponenziale in Italia siamo già ad uno ogni 550 abitanti! Il dato medio nei paesi europei è di uno psicologo ogni 800/1000 abitanti (Mutual evaluation of regulated professions. Overview of the regulatory framework in the health services sector – psychologists and related professions, EU Commission, 2015).
  • Gli psicologi rappresentano la categoria professionale a più basso reddito medio tra tutte quelle iscritte ad un ordine. Ciò nonostante che oltre il 50% degli iscritti abbia una formazione decennale, giacché dopo la laurea ha condotto anche una specializzazione quadriennale. (Rapporto 2018 sulle libere professioni in Italia, http://www.Confprofessioni.eu)
  • Il ricambio generazionale è assolutamente insufficiente. Attualmente il numero di uscite previste dal mercato del lavoro è di circa 1000 psicologi per anno, a fronte di 6500 laureati magistrali per anno.
  • In base a dati ISTAT 2017, ben il 45%  dei laureati in psicologia non risultava esercitare la professione. Alcuni sono assunti come operatori della riabilitazione, altri hanno riciclato il diploma di scuola media superiore come ragionieri, geometri o altro. Se si calcola un costo di 80 mila euro complessivi (tra famiglie e Stato) per un laureato quinquennale, gli oltre 45 mila psicologi che non esercitano la professione sono costati 3,6 miliardi di euro e tale situazione comporta un costo “improduttivo” calcolabile in 150 milioni di euro all’anno, destinato a crescere. Vi è quindi un investimento, anche economico, da parte di migliaia di giovani e famiglie, oltre che della collettività, che non mette lo psicologo abilitato e iscritto all’ordine nelle condizioni minimali di esercizio e pratica professionale continuativa e dignitosa.
  • Sono quattro segnali evidenti di sofferenza rispetto al mercato del lavoro, segnali che non sorprendono e confermano situazioni note. Ciò non può non mettere all’ordine del giorno una limitazione degli accessi alla professione. A tal fine servono strategie che incidano a molti livelli. La maggio parte di tali  livelli sono lunghi e complessi e implicano modifiche di leggi nazionali, regolamenti universitari, consuetudini e aspettative.
  • Non è invece né lungo né complicato incidere sull’ultimo livello, quello dell’esame di stato che abilita all’iscrizione all’ordine e all’esercizio della professione. Nel tempo altre professioni hanno proficuamente utilizzato questa strettoia, limitando nei fatti i nuovi ingressi nella professione a poco più del ricambio generazionale. Dei cinque Commissari per l’esame di stato, tre li esprime l’Ordine professionale.
  • Segnaliamo ai Consiglieri dei vari Ordini regionali che abbiamo eletto (e presto rinnoveremo) la necessità di condotte più attente nella designazione dei propri rappresentanti negli esami di stato. Dipende in buona parte dagli Ordini far sì che il numero dei futuri abilitati diventi un numero meno sproporzionato rispetto a quanti possono trovare dignitosa occupazione nel mondo del lavoro.

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Cosa ne pensano di noi i pazienti?

Matteo, 33 anni

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo che all’epoca avevo il pensiero che volevo a tutti i costi farcela da solo e forse perché non credevo che la terapia potesse darmi i giusti strumenti per stare meglio. Poi mi sono deciso a intraprendere un percorso e ho iniziato ad ad imparare a conoscermi meglio e a ragionare su alcune dinamiche ed abitudini mentali che mi riguardavano. La terapia mi ha dato la base per cominciare un percorso di contatto con me stesso e di scoperta

A chi si trova in questa situazione vorrei dire di affidarsi a una persona sensibile, se senti che non è la persona giusta, cambia persona perchè penso sia molto personale, trovando una persona adatta ti può cominciare a dare delle basi per capire che a volte i problemi che abbiamo sono dettati anche da idee sbagliate e limitanti o che portano a sofferenze assurde, per cui provaci! ti voglio bene!

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo […]

Giulio, 53 anni


Una pessima condizione di vita e la consapevolezza della difficoltà a superare i problemi mi hanno convinto a chiedere aiuto. Soffrivo di questi problemi da molti anno ma molte cose che sapevo teoricamente si sono concretizzate grazie a dei metodi “comportamentali” che hanno migliorato tanti piccoli aspetti che fanno un progresso importante.

21 05 29 18:30 AM

Federica, 36 anni

Non aspettare, abbiamo solo una vita

21 05 29 18:30 AM

Giovanni, 25 anni

Non è stato facile prendere la decisione di iniziare una terapia per la paura di mettermi a “nudo” ma la scarsa qualità di vita provocata da ansia e pensieri intrusivi mi ha spinto a fare il primo passo. E con la terapia è migliorato tutto dalle piccole cose che poi pian piano diventano grandi. Ho imparato a conoscermi, a conoscere i meccanismi alla base del mio pensiero e a razionalizzarli così da impattare molto meno a livello emotivo. A chi sta pensando se chiedere aiuto o meno vorrei dire di chiedere aiuto, perché anche solo chiedere è una forma di cura.

21 05 29 18:30 AM

Francesca, 44 anni

è la prima volta che vado da uno psicologo che dopo un paio di visite mi spiega cosa ho e mi lascia un pezzo di carta in cui lo mette per iscritto. lenti ma professionali.

21 05 29 18:30 AM

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