Il perfezionismo patologico

26 Mar , 2019 - Disturbi

Il perfezionismo patologico

Il perfezionismo è un tratto di personalità che può rendere la tua vita incentrata su continui giudizi e valutazioni. Sebbene avere degli alti standard è qualcosa che può aiutarti a raggiungere diversi obiettivi e successi nella tua vita, può finire per rovinartela. Il perfezionismo è caratterizzato da un lato oscuro incentrato sull’evitare gli errori. Questo può portare a vivere ogni cosa che fai come uno stress o come un banco di prova e può portare alla procrastinazione. Molti perfezionisti hanno una visione bianco o nero ‘o una cosa la faccio bene sennò non vale neanche la pena farla’, che può rendere difficoltoso stare al passo con i propri compiti sul lavoro o a scuola.

Altri sottotipi di perfezionismo sono relativi alle aspettative genitoriali. Spesso impariamo ad essere perfezionisti nel modo in cui veniamo cresciuti. Un altro tipo di perfezionismo è quello sociale. La maggior parte dei perfezionisti ha standard più elevati per se stessi che per gli altri, ma alcuni invece hanno richieste di perfezioni nei confronti altrui e non verso se stessi.

La perfezione non esiste ma chi soffre di perfezionismo patologico crede che esista il modo ‘giusto’ di fare le cose. Questo può portare a difficoltà nel lavoro con le altre persone e in alcuni casi anche nella vita privata o di coppia. A lavoro in alcuni ambienti può essere incoraggiato. A tutti i capi fa piacere avere dipendenti che portano il lavoro a casa e sacrificano la propria vita privata per svolgere i propri compiti al meglio.

Il perfezionismo è un tratto che può dare problemi e che si trova in diversi disturbi psicologici tra cui il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo ossessivo-compulsivo da relazione, i disturbi alimentari e alcuni disturbi di personalità.

Approfondimento: Psicoterapia

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Cosa ne pensano di noi i pazienti?

Matteo, 33 anni

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo che all’epoca avevo il pensiero che volevo a tutti i costi farcela da solo e forse perché non credevo che la terapia potesse darmi i giusti strumenti per stare meglio. Poi mi sono deciso a intraprendere un percorso e ho iniziato ad ad imparare a conoscermi meglio e a ragionare su alcune dinamiche ed abitudini mentali che mi riguardavano. La terapia mi ha dato la base per cominciare un percorso di contatto con me stesso e di scoperta

A chi si trova in questa situazione vorrei dire di affidarsi a una persona sensibile, se senti che non è la persona giusta, cambia persona perchè penso sia molto personale, trovando una persona adatta ti può cominciare a dare delle basi per capire che a volte i problemi che abbiamo sono dettati anche da idee sbagliate e limitanti o che portano a sofferenze assurde, per cui provaci! ti voglio bene!

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo […]

Giulio, 53 anni


Una pessima condizione di vita e la consapevolezza della difficoltà a superare i problemi mi hanno convinto a chiedere aiuto. Soffrivo di questi problemi da molti anno ma molte cose che sapevo teoricamente si sono concretizzate grazie a dei metodi “comportamentali” che hanno migliorato tanti piccoli aspetti che fanno un progresso importante.

21 05 29 18:30 AM

Federica, 36 anni

Non aspettare, abbiamo solo una vita

21 05 29 18:30 AM

Giovanni, 25 anni

Non è stato facile prendere la decisione di iniziare una terapia per la paura di mettermi a “nudo” ma la scarsa qualità di vita provocata da ansia e pensieri intrusivi mi ha spinto a fare il primo passo. E con la terapia è migliorato tutto dalle piccole cose che poi pian piano diventano grandi. Ho imparato a conoscermi, a conoscere i meccanismi alla base del mio pensiero e a razionalizzarli così da impattare molto meno a livello emotivo. A chi sta pensando se chiedere aiuto o meno vorrei dire di chiedere aiuto, perché anche solo chiedere è una forma di cura.

21 05 29 18:30 AM

Francesca, 44 anni

è la prima volta che vado da uno psicologo che dopo un paio di visite mi spiega cosa ho e mi lascia un pezzo di carta in cui lo mette per iscritto. lenti ma professionali.

21 05 29 18:30 AM

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