La dipendenza da cannabis

Francesco Sanavio - 12 Luglio, 2024

La cannabis è una delle sostanze illecite più consumate che contiene sostanze psicoattive che possono provocare disturbi diversi e di entità differenti. La dipendenza da cannabis e gli altri disturbi correlati alla cannabis includono problemi relativi a sostanze derivate da questa pianta e composti sintetici simili a livello chimico.

Prenota valutazione preliminare
dipendenza da cannabis

Sostanze psicoattive della cannabis

La cannabis è la sostanza illecita probabilmente più diffusa e utilizzata (APA, 2013).

Il termine cannabis è un termine generico, il più scientifico, che sta a indicare le sostanze psicoattive derivate dalla pianta di cannabis, appunto; i due principali componenti della cannabis sono il delta9-tetraidracannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD).

Il THC sembra essere responsabile del potenziale di dipendenza della cannabis a causa delle sue proprietà psicoattive e altri effetti che provocano nel cervello (funzione dopaminergica cerebrale; Zehra et al., 2018).

I diversi principi attivi della cannabis e la loro differente composizione nelle sostanze possono provocare effetti molto diversi nelle persone che ne fanno uso, ad esempio da effetto rilassante e sedativo a energizzante.

Negli anni questa sostanza vegetale è stata spesso definita utilizzando altri termini, ad esempio erba, spinello, marijuana, ganja e altre (APA, 2013).

Un estratto concentrato della pianta di cannabis largamente utilizzato, ad esempio, è l’hashish.

La dipendenza da cannabis e gli altri disturbi correlati alla cannabis includono problemi relativi a sostanze derivate da questa pianta e composti sintetici simili a livello chimico.

Tra le sostanze sintetiche che possono provocare una dipendenza da cannabis troviamo, ad esempio, le pillole di delta -9- tetraidrocannabinolo (delta-9- THC), medicinali soggetti a prescrizioni mediche (ad esempio utili per ridurre sintomi di nausea e vomito nelle persone che seguono un trattamento chemioterapico).

psicoterapia-scientifica-dipendenza-da-cannabis
psicoterapia-scientifica-dipendenza-da-cannabis-come-la-cannabis-crea-dipendenza

Come la cannabis crea dipendenza

Il consumo cronico di cannabis è associato a un aumento del rischio di sviluppare un disturbo da uso di sostanze (Zehra et al., 2018).

In che modo la cannabis crea dipendenza?

Il tetraidrocannabinolo (THC) agisce attivando i recettori cannabinoidi presenti nel nostro cervello.

Questi recettori esistono perché il nostro cervello e il nostro corpo producono dei cannabinoidi endogeni, detti anche endo-cannabinoidi, sostanze utili per il corretto funzionamento del nostro organismo (funzione immunitaria, funzione endocrina, regolazione dell’appetito…).

Il legame della sostanza a questi recettori attiva reazioni a cascata alla base della strutturazione della dipendenza.

Le sostanze che colpiscono i recettori cannabinoidi hanno la capacità di modulare l’umore e provocare sintomi correlati ai disturbi dell’umore (Lucatc et al., 2018).

È utile precisare che esistono diverse forme di dipendenza da cannabis, a seconda del bilanciamento dei  principi attivi della sostanza in oggetto e a seconda del recettore che vanno ad attivare.

Si pensi, ad esempio, che negli anni ’70 la concentrazione di THC nella cannabis presente in Inghilterra e nei Paesi Bassi era inferiore al 3%. Le varietà attuali, invece, contengono in media il 16% in Inghilterra e il 20% nei Paesi Bassi. Nuove tecniche di preparazione della cannabis hanno portato a prodotti contenenti livelli di THC fino al 40% (Lafaye et al., 2017).

Uso e dipendenza da cannabis: caratteristiche

Le persone che utilizzano regolarmente la cannabis possono sviluppare una dipendenza da cannabis, con tutte le caratteristiche tipiche di un disturbo da uso di sostanze (APA, 2013).

Tra i sintomi si possono notare sintomi ansiosi (ruminazioni, ansia e attacchi di panico), disturbi del sonno, iperattività, agitazione e irritabilità. L’intossicazione acuta può essere associata a disturbi cognitivi come la perdita di memoria a breve termine, casi di paranoia e in alcuni casi anche ideazioni suicidaria.

L’uso periodico della cannabis può influenzare negativamente il comportamento e il funzionamento cognitivo.

Spesso la dipendenza da marijuana e la dipendenza da hashish si struttura in persone che hanno inizialmente fatto un uso regolare di tali sostanze per far fronte a problemi di umore, sonno o altri problemi fisiologici e psicologici, ma anche in persone che si sono avvicinate a tali sostanze facendone un utilizzo ludico/sociale.

La marijuana e l’hashish, definite fitocannabinoidi (Calamai, 2018), infatti, provocano un senso di euforia, benessere e disinibizione, ma anche alterazioni delle prestazioni cognitive e psicomotorie.

La dipendenza da cannabis include un uso problematico della sostanza che porta disagio o compromissione significativo. Le persone che sviluppano una dipendenza sviluppano assuefazione alla sostanza: ovvero hanno bisogno di assumere quantitativi sempre maggiori o per un periodo più lungo di quanto si voglia e presentano un desiderio persistente della sostanza.

Gli effetti negativi dopo l’uso acuto o regolare di cannabis sono in relazione diretta alle concentrazioni di THC nel prodotto (Lafaye et al., 2017). Spesso, infatti, si sente parlare della dipendenza da cannabis, come la dipendenza da THC.

Solo recentemente è stato riconosciuto che un brusco calo o interruzione dell’uso quotidiano della cannabis può causare l’esordio di una sindrome di astinenza da cannabis (APA, 2013).

psicoterapia-scientifica-dipendenza-da-cannabis-astinenza-da-cannabis

Astinenza da cannabis

Dopo la cessazione o sostanziale riduzione del consumo di cannabis, possono verificarsi sintomi di astinenza.

I sintomi di astinenza da cannabis (spesso anche definita astinenza da THC o, in casi specifici, astinenza da hashish) comprendono:

  • irritabilità
  • ansia
  • nervosismo
  • irrequietezza
  • disturbi del sonno
  • rabbia o aggressività
  • umore depresso
  • diminuzione dell’appetito e perdita di peso
  • altri sintomi fisici quali ad esempio dolori addominali, sudorazione, brividi, ecc…

Tipicamente i sintomi di astinenza da cannabis si verificano da 1 a 2 giorni dopo la cessazione di uso ingente e possono durare tra 7 e 14 giorni. La gravità dei sintomi di astinenza è stata associata con un maggiore impatto negativo sulle normali attività quotidiane, suggerendo che gli effetti del ritiro della cannabis sembrano essere paralleli ad altre droghe di abuso (Davis et al., 2016).

Per disintossicarsi dalla cannabis, in alcuni casi, può non servire un trattamento farmacologico o un percorso di disintossicazione farmacologica.

Attualmente, sono numerosi i tentativi di trattamento farmacologico per gestire l’astinenza da cannabis (Lafaye et al., 2017), soprattutto a causa delle differenti proporzioni di principi attivi presenti delle diverse sostanze presenti sul mercato che potrebbero provocare sintomi diversi nelle persone che ne interrompono l’uso.

Disintossicarsi da cannabis, a ogni modo, richiede sicuramente consapevolezza, una forte motivazione e costanza e per lavorare su tali aspetti è spesso fondamentale iniziare una psicoterapia. Il percorso di psicoterapia, inoltre, può essere utile per valutare la funzione della sostanza nella vita della persona e per comprendere e gestire le situazioni scatenanti e le motivazioni alla base dell’utilizzo della stessa.

La psicoterapia, infine, interviene anche per modulare gli effetti percepiti dell’astinenza che, pur non essendo gravi come quelli da alcol, possono incidere negativamente sull’interruzione dell’uso (spingendo le persone a cercare nuovamente la sostanza) e generare ricadute.

Altre conseguenze dalla dipendenza da cannabis

Il fumo di cannabis contiene elevati livelli di composti cancerogeni che espongono gli utilizzatori cronici al rischio di malattie respiratorie simili a quelle dei fumatori di tabacco.

L’uso di cannabis può avere un impatto su molteplici aspetti relativi alla salute, quali ad esempio effetti negativi sul sistema cardiovascolare, immunitario, oculare, neuromuscolare…

L’utilizzo di fitocannabinoidi può incidere sul sistema nervoso, soprattutto in fase di sviluppo, andando a provocare una perturbazione del sistema endo- cannabinoide (Calamai, 2018).

L’utilizzo ingente e continuativo della cannabis, inoltre, può influenzare l’esordio o la complicazione di altri disturbi mentali, come ad esempio generare sintomi tipici del disturbo depressivo persistente (distimia) e contribuire anche all’esordio di episodi psicotici acuti.

Sembrerebbe, infine, che l’utilizzo a lungo termine di marijuana, ma soprattutto l’utilizzo della sostanza in età adolescenziale, potrebbe influenzare la struttura del cervello e le sue funzioni, di tipo emotivo e cognitivo (Orr et al., 2019).

Cosa ne pensano di noi i pazienti?

Matteo, 33 anni

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo che all’epoca avevo il pensiero che volevo a tutti i costi farcela da solo e forse perché non credevo che la terapia potesse darmi i giusti strumenti per stare meglio. Poi mi sono deciso a intraprendere un percorso e ho iniziato ad ad imparare a conoscermi meglio e a ragionare su alcune dinamiche ed abitudini mentali che mi riguardavano. La terapia mi ha dato la base per cominciare un percorso di contatto con me stesso e di scoperta

A chi si trova in questa situazione vorrei dire di affidarsi a una persona sensibile, se senti che non è la persona giusta, cambia persona perchè penso sia molto personale, trovando una persona adatta ti può cominciare a dare delle basi per capire che a volte i problemi che abbiamo sono dettati anche da idee sbagliate e limitanti o che portano a sofferenze assurde, per cui provaci! ti voglio bene!

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo […]

Giulio, 53 anni


Una pessima condizione di vita e la consapevolezza della difficoltà a superare i problemi mi hanno convinto a chiedere aiuto. Soffrivo di questi problemi da molti anno ma molte cose che sapevo teoricamente si sono concretizzate grazie a dei metodi “comportamentali” che hanno migliorato tanti piccoli aspetti che fanno un progresso importante.

21 05 29 18:30 AM

Federica, 36 anni

Non aspettare, abbiamo solo una vita

21 05 29 18:30 AM

Giovanni, 25 anni

Non è stato facile prendere la decisione di iniziare una terapia per la paura di mettermi a “nudo” ma la scarsa qualità di vita provocata da ansia e pensieri intrusivi mi ha spinto a fare il primo passo. E con la terapia è migliorato tutto dalle piccole cose che poi pian piano diventano grandi. Ho imparato a conoscermi, a conoscere i meccanismi alla base del mio pensiero e a razionalizzarli così da impattare molto meno a livello emotivo. A chi sta pensando se chiedere aiuto o meno vorrei dire di chiedere aiuto, perché anche solo chiedere è una forma di cura.

21 05 29 18:30 AM

Francesca, 44 anni

è la prima volta che vado da uno psicologo che dopo un paio di visite mi spiega cosa ho e mi lascia un pezzo di carta in cui lo mette per iscritto. lenti ma professionali.

21 05 29 18:30 AM

Contattaci

Prenota subito una visita Scrivici, ti risponderemo il prima possibile.

    Nome(Obbligatorio)
    Vuoi prenotare un colloquio? Parlaci del problema che vuoi risolvere.
    Consenso Privacy(Obbligatorio)
    Ho letto l'informativa privacy e acconsento alla memorizzazione dei miei dati nel vostro archivio secondo quanto stabilito dal regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR. (Potrai cancellarli o chiederne una copia facendo esplicita richiesta a ...) Privacy Policy