Disturbi da dipendenza e correlati all'uso di sostanze

L’uso di sostanze rappresenta un serio problema di salute a causa delle elevate conseguenze negative personali e sociali che può provocare (Grant et al., 2017). Il consumo di sostanza contribuisce alla diffusione di problemi di salute cronici o acuti provocati o aggravati da vari fattori quali ad esempio le vie di somministrazione, le proprietà della sostanza, la vulnerabilità individuale e il contesto sociale in cui avviene il consumo (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction - EMCDDA, 2017). La dipendenza da sostanze rientra tra queste, come anche le malattie infettive connesse all’uso di droghe.

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Le dipendenze da sostanze provocano un insieme di sintomi fisiologici, comportamentali e cognitivi.

Il disturbo da uso di sostanze condiziona la persona spingendola a fare uso della sostanza nonostante i significativi problemi correlati a tale disturbo; le dipendenze da sostanze, infatti, si caratterizzano per un pattern problematico di uso delle stesse che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi (APA, 2013).

Ciò che caratterizza una dipendenza è che la sostanza è spesso assunta in quantitativo maggiore o per un periodo più lungo di quanto non fosse nelle intenzioni della persona. La persona che soffre di dipendenza, infatti, percepisce un desiderio persistente o attua sforzi improduttivi di ridurre o controllare l’uso della sostanza.

Tale aspetto è condizionato dal craving, quella spinta o forte desiderio all’uso della sostanza.

La sostanza, inoltre, può provocare sintomi di astinenza e avere effetti di tolleranza.

La dipendenza dalla droga è molto incisiva; nell’individuo che sviluppa tolleranza alla droga, l’organismo si adatta all’assunzione e alla presenza della sostanza e porta all'assuefazione. Ovvero alla necessita di dosi sempre maggiori per ottenere gli effetti desiderati e una marcata diminuzione dell’effetto con l’uso continuativo della stessa quantità della sostanza.

Il disagio significativo è rilevabile anche dal fatto che le persone con dipendenza da sostanze potrebbero trascorrere la maggior parte del loro tempo impegnandosi in attività necessarie a procurarsi la sostanza, a usarla o a riprendersi dagli effetti di questa.

Si rileva, infatti, che l’utilizzo della sostanza incida sul funzionamento della persona in varie aree di vita.

La definizione di sostanza psicoattiva (droga), secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è la seguente:

ogni sostanza naturalo o di sintesi in grado di avere tre effetti, ossia agire a livello del sistema nervoso centrale, alterare lo stato psichico e alterare il comportamento.

La sostanza è in grado di apportare modificazioni al cervello, agendo sui neurotrasmettirori; tali modificazioni provocano sintomi fisici e comportamentali influenzando tutti gli aspetti della vita della persona.

Con il termine droga, quindi, si intende una qualsiasi sostanza in grado di modificare il modo in cui corpo e mente funzionano (Ministero della Salute, 2017).

La dipendenza da droghe mostra chiaramente i due aspetti di cui si compone: dipendenza fisica e psichica.

La dipendenza fisica modifica il modo in cui il cervello distingue le sensazioni piacevoli e quelle sgradevoli ed è quella responsabile dei sintomi di astinenza (ad esempio nausea e tremori), quando il soggetto non assume la sostanza. La dipendenza psicologica, invece, è la percezione del soggetto di non poter fare a meno della droga stessa, un bisogno incontrollabile di assumerla.

La dipendenza da droga, appunto, le provoca entrambe.

Secondo McLellan (2017) una sostanza può essere definita come qualsiasi composto psicoattivo con il potenziale di causare problemi di salute e sociali, compresa la dipendenza. Queste sostanze possono essere legali (ad esempio, alcol e tabacco), illegali (ad esempio, eroina e cocaina) o controllate per l'uso da parte di prescrittori autorizzati per scopi medici.

Quelle che solitamente chiamiamo sostanze attivano tipicamente il sistema e producono sensazioni di piacere, riferite spesso come "sballo” (APA, 2013).

Nel DSM-5 (APA, 2013) sono elencate dieci classi di sostanze.

Tra le sostanze che creano dipendenza possiamo trovare:

  • Alcol
  • Caffeina
  • Cannabis
  • Allucinogeni (fenciclidina e altri allucinogeni quali MDMA/ecstasy, LSD)
  • Inalanti (ad esempio solventi)
  • Oppiacei (ad esempio l’eroina)
  • Sedativi
  • Ipnotici e ansiolitici
  • Stimolanti (ad esempio cocaina)
  • Tabacco
  • Altre o sconosciute sostanze

Tali sostanze producono un’attivazione così intensa da portare a trascurare le normali attività.

La dipendenza da sostanze stupefacenti spesso è quella più citata, ma da questo elenco possiamo rilevare quanto, anche sostanze che solitamente sono socialmente accettabili, possano essere pericolose.

La dipendenza da sostanze nel DSM-5 manuale Diagnostico e statistico (APA; 2013) è parte del capitolo dei disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction (dipendenze comportamentali).

Nella classificazione di tale manuale la parola dipendenza non è applicata come termine diagnostico, anche se in molti paesi è proprio questa la parola utilizzata per descrivere i problemi derivanti dall’uso compulsivo e massivo di sostanze; nel DSM-5 (APA, 2013) viene utilizzata l’espressione disturbo da uso di sostanze, termine più neutro utile a descrivere i diversi livelli di gravità del problema. Il termine dipendenza non è utilizzato nella terminologia diagnostica ufficiale del DSM-5 a causa della sua connotazione potenzialmente negativa.

La terapia cognitiva e comportamentale è strutturata e orientata ai problemi immediati cui si trovano di fronte le persone che hanno una dipendenza e che stanno iniziando il trattamento per liberarsi dall’uso della sostanza. La terapia cognitivo comportamentale è compatibile con la terapia farmacologica e questo la rende adeguata ed efficace per contrastare questi disturbi.

La psicoterapia cognitiva e comportamentale (CBT) risulta essere particolarmente adatta ed efficace nel trattamento delle dipendenze comportamentali e da sostanza (Cowlishaw, Merkouris, Dowling, Anderson, Jackson & Thomas, 2012).

In questo tipo di terapia la ricaduta è normalizzata e i momenti di difficoltà sono utilizzati per raccogliere informazioni aggiuntive sul malessere che caratterizza la persona; la ricaduta è vista come esperienza di apprendimento al pari del craving e delle situazioni grilletto che ricordano e invogliano all’uso di sostanze.

Attualmente per il trattamento delle dipendenze da sostanza sono molti diffusi anche trattamenti detti di terza generazione. Ad esempio, un trattamento basato sulla mindfulness è il protocollo programmato proprio per prevenire le ricadute nell’uso di sostanze (Mindfulness Based relapse Prevention for substance use disorders - MBRP; Bowe et al., 2009).

Il trattamento MBRP prevede come criterio di inclusione solo quello di 30 giorni di sobrietà o astinenza e si focalizza sullo sviluppo della consapevolezza attraverso la pratica mindfulness, applicata nelle situazioni quotidiane e quelle ad alto rischio (craving o trigger/situazioni grilletto attivanti).