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Centro di Eccellenza per il Disturbo Ossessivo Compulsivo

Francesco Sanavio - 5 Dicembre, 2024

Rivolgersi a un Centro di Eccellenza per il Disturbo Ossessivo Compulsivo è il primo passo per risolvere il problema. Trovare professionisti preparati non è semplice, ma quelli di Psicoterapia Scientifica possono fare al caso tuo.

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Il disturbo ossessivo-compulsivo rappresenta una condizione clinica che colpisce circa l’1,5% della popolazione (APA, 2014). Il DOC viene considerato la decima causa di disabilità dall’Organizzazione Mondiale della Salute e sale al quinto posto tra le persone di età compresa tra i 15 e i 44 anni (OMS, 2018).

Non è facile trovare professionisti formati sul trattamento del Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) o di altri disturbi dello spettro ossessivo (ad es., dismorfofobia e tricotillomania). Noi ci occupiamo del disturbo ossessivo-compulsivo dal 1979.

“Ho sempre avuto paura a parlare di questi pensieri perché so che alla fine sono irrazionali. Sembrano paure stupide, di quelle che ti aspetti da un bambino al massimo, eppure mi stavano rovinando la vita. Ero arrivato a perdere ore ogni giorno per lavarmi e pulire ciò che veniva contaminato. Per non parlare dello stress in famiglia e al lavoro dove comunque non potevo tenere tutto sotto controllo. Vivevo con delle “zone sporche” e delle “zone pulite” a casa e guai se mia moglie o mio figlio iniziavano a toccare le zone sporche. Solo quando ho iniziato a stare meglio mi sono accorto che non ero più ibero, vivevo solo in funzione del DOC”.

La testimonianza di Marco

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Centro di Eccellenza per il Disturbo ossessivo compulsivo

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Il Centro di Eccellenza per il Disturbo Ossessivo Compulsivo riunisce psicologi psicoterapeuti che si interessano di ricerca e clinica sull’ansia sociale e i problemi correlati. Lo scopo del Centro è di fornire i migliori trattamenti disponibili a chi è in cerca di una cura specifica per questo problema.

Come in medicina, anche per la salute mentale ogni problema viene affrontato in modo migliore dagli interventi che sono stati sviluppati apposta per quello specifico disturbo.

Le terapie più efficaci per determinate condizioni vengono dette evidence-based. Questo significa che la loro efficacia è dimostrata dalla ricerca scientifica internazionale e non dalla parola del clinico che le pratica. Gruppi di ricercatori indipendenti hanno messo alla prova diversi interventi: i più efficaci sono quelli che vantano la definizione di evidence-based ovvero “basato sulle prove”.

Si tratta quindi di una psicoterapia che è stata specificamente sviluppata per trattare il DOC. Questo è un aspetto importante che vale la pena sottolineare. Oramai Infatti il termine “cognitivo e comportamentale” viene abusato da professionisti che non utilizzano o non conoscono questi approcci specifici.

Si tratta quindi di uno specifico approccio che si basa su modelli scientifici condivisi a livello internazionale sul funzionamento del disturbo ossessivo compulsivo. Quindi un insieme di tecniche e procedure sviluppate apposta per intervenire sui fattori che causano e mantengono il disturbo. Questi sono gli interventi la cui efficacia è stata dimostrata dalla ricerca internazionale.

Le cause del DOC

Adesso spiegheremo nel dettaglio i modelli che vengono utilizzati per comprendere e intervenire sul disturbo ossessivo-compulsivo. Se non ti sono chiari non ti preoccupare, è normale. Si tratta di materie tecniche. Questi modelli orientano il clinico verso il suo lavoro, ma la psicoterapia non prevede di dovere capire questi meccanismi. Se stai pensando di iniziare una terapia ti verrà spiegato  in maniera chiara sul tuo caso specifico ciò che devi sapere.

Come nasce

Il disturbo ossessivo-compulsivo è causato da un insieme di fattori che assieme portano alla sua nascita.

Genetica: la genetica ha un peso minore di quanto molti pensano che viene stimato studiando i gemelli. I gemelli possono condividere il 100% o il 50% dei geni. Analizzando statisticamente quante coppie di gemelli hanno o meno il DOC si può capire qual è il peso della genetica sul disturbo. Il peso della genetica viene stimato attorno al 30%. Attenzione però: si tratta di una predisposizione non di nascere col DOC! Il destino di questi disturbi non è per nulla scritto nel DNA come molti pazienti credono.

Fattori di rischio: nel corso della vita una persona può andare incontro a dei fattori di rischio che lo rendono più vulnerabile a sviluppare il DOC. Tra questi possiamo citare, ad esempio:

  • Una tendenza a essere inibiti in infanzia (inibizione comportamentale)
  • Una marcata tendenza a provare emozioni negative (emotività negativa)
  • Abuso fisico o sessuale
  • Eventi traumatici
  • Infezioni o eventi autoimmuni (ad es., PANDAS, infezione da streptococco)
  • Trascuratezza in infanzia (per la dismorfofobia)



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Altri fattori scatenanti

Vi sono poi delle vulnerabilità maggiormente specifiche per il DOC che riguardano le credenze della persona. Ovvero i modi di pensare, gli atteggiamenti verso le circostanze di vita e le £regole mentali” che guidano il suo pensiero. Tra questi atteggiamenti mentali troviamo:

  • Eccessivo senso di responsabilità
  • Perfezionismo
  • Sovrastima del pericolo
  • Eccessiva importanza attribuita ai pensieri
  • Tendenza a controllare il pensiero

Fattore scatenante: a un certo punto un incidente critico porta allo sviluppo del disturbo. A volte possono essere più incidenti e non sono sempre identificabili. Molto spesso possono essere degli eventi stressanti da difficoltà a scuola, al matrimonio alla nascita di un figlio.

Il DOC solitamente inizia attorno ai 14 anni oppure nella prima età adulta. Può iniziare in diversi modi:

  1. Con un esordio graduale nel tempo
  2. Con un esordio improvviso da subito

Dopo l’esordio del disturbo questo può evolvere in diversi modi:

  1. Può avere un andamento cronico (sempre uguale o peggiorare)
  2. Può avere un andamento fluttuante (a periodi migliori e in altri peggiora)
  3. Può esserci una remissione spontanea (il disturbo può sparire da solo, è l’ipotesi meno probabile)

Una volta che c’è stato l’esordio del problema alcune circostanze di vita stressanti possono diventare dei fattori esacerbanti ovvero peggiorare la gravità del DOC.

Nel tempo può capitare anche che la presenza del DOC provochi un disturbo depressivo secondario. La vita con le ossessioni non è facile è può causare sintomi depressivi più o meno gravi.

Le credenze del Disturbo Ossessivo Compulsivo

Un elemento importante nella nascita e nel mantenimento del DOC è rappresentato dalle credenze. Le credenze sono quelle aspettative, quelle regole e opinioni che ci siamo fatti su di noi, sul mondo e sugli altri. Le credenze non sono sempre consapevoli ma guidano il nostro pensiero e il modo in cui reagiamo alle situazioni.

Le credenze che possono dare origine e mantenere il disturbo ossessivo-compulsivo sono:

1. Eccessiva importanza attribuita ai pensieri

Se penso che i pensieri siano dei “prodotti di scarto” del  cervello da non prendere troppo sul serio non reagisco alle intrusioni. Se invece credo che ciò che penso dica chi sono veramente, se faccio pensieri “brutti”, “cattivi” o “omosessuali” significa che sono rispettivamente una brutta persona, cattivo o gay. Se penso “sarebbe bello fare una rapina in banca e vivere di rendita” non prendo questo pensiero sul serio e non lo vivo come un fatto. Non vado a costituirmi dai carabinieri e non mi considero un ladro. Chi soffre di DOC non riesce a prendere le distanze da alcuni dei suoi pensieri e li prende troppo sul serio.

2. Tendenza a controllare i pensieri

Chi soffre di DOC a volta crede che la mente umana sia come un computer. Che le persone debbano avere il controllo completo sulla loro mente e sui loro pensieri. Purtroppo non è così. Quello che succede invece è che chi condivide questa credenza cercherà in tutti i modi di controllare i propri pensieri. Entrerà in un gioco perverso che moltiplicherà le ossessioni come chi cerca di “non pensare all’elefante rosa”.

3. Eccessivo senso di responsabilità

La responsabilità rappresenta una lente deformante che rende i pensieri spesso intollerabili. Così che davanti al dubbio di “non essersi lavato le mani” la persona si sente già responsabile della morte della famiglia che potrebbe contaminare. Oppure chi torna indietro a controllare di non aver investito nessuno si sente un pirata della strada che ha ucciso qualche innocente. Chi soffre di DOC spesso non è solo responsabile di ciò che commette, ma anche di tutto ciò che anche se non è colpa sua avrebbe potuto evitare.

4. Tendenza a sovrastimare i pericoli

A tutti capita di viaggiare in automobile e vi sono molte persone ogni anno che perdono la vita in incidenti stradali. La specie umana si è trovata d’accordo sul fatto che i benefici di spostarsi in auto sono superiore al rischio molto poco probabile di rimanere uccisi. Chi soffre di DOC è come se avesse degli “occhiali colorati” che tingono le paure e i dubbi rendendoli molto più probabili di quanto non lo siano. Siccome lo penso allora può succedere – anzi è probabile. Le sventure non vengono sovrastimate riguardo a quanto sono probabili ma anche nella loro effettiva gravità. Così che la signora che teme di urtare un pedone in bicicletta non pensa a un livido o a una gamba rotta ma a gettarla sotto al tram dove morirà schiacciata tra atroci sofferenze. Chi esce di casa per andare al lavoro e ritorna a controllare di aver chiuso l’acqua teme di allagare il palazzo, chi lava le mani pensa alla morte per cancro e chi evita i coltelli teme di pugnalare la famiglia alla gola.

5. Intolleranza dell’incertezza

Una caratteristica che rende a rischio di sviluppare il DOC è l’incapacità di tollerare incertezza. A volte una persona può anche essere quasi convinta di avere il dubbio di non aver chiuso i finestrini dell’automobile o credere che alla fine sia improbabile aver investito qualcuno, però vuole la certezza. Quindi una persona può essere costretta a lavarsi finché non “sente” che è veramente pulito, a ricontrollare di aver chiuso una porta ripetutamente o a rileggere dei documenti per ore per arrivare alla certezza che vuole che è di fatto spesso impossibile.

6. Perfezionismo patologico

L’ultimo aspetto importante riguarda i perfezionismo e quindi delle aspettative eccessive, solitamente verso se stesso. La persona può applicare degli standard irrealistici al suo comportamento, al lavoro o all’etica. In questo modo una persona può ritrovarsi a vivere in un mondo in cui o ci che fa è “perfetto” o non va bene. Dove solo avere un pensiero “impuro” porta alla dannazione o a perdere l’anima.

Queste credenze si sviluppano dalle esperienze di vita, un ruolo importante viene dato dall’educazione ricevuta in famiglia, dal ruolo di modelli dei genitori e dalla prime esperienze. Questo può portare a sviluppare delle credenze rigide come quelle che abbiamo visto.

Vi sono anche altri fattori oltre queste credenze che possono rendere vulnerabili al disturbo.

A un certo punto uno o più incidenti o situazioni critiche agiscono come fattore scatenante che provoca l’esordio del disturbo.

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Il funzionamento del disturbo ossessivo Compulsivo

Secondo il modello di riferimento vi sono alcune caratteristiche comuni a chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo che vedremo qui di seguito:

  1. Presenza di intrusioni frequenti e disturbanti. Le intrusioni sono pensieri, immagini, dubbi o impulsi che si presentano contro la volontà della persona. Possono insorgere in reazione a una situazione (ad es., toccare una maniglia) o comparire spontaneamente.
  2. Interpretazione di questa intrusione alla luce delle proprie credenze, alcune tra quelle spiegate primaÈ qui che l’intrusione viene amplificata, provocando ansia e disagio e diventando una vera e propria ossessione. Un’intrusione potrebbe essere anche un pensiero come “dovevo chiamare Chiara” ma per molte persone questo pensiero avrebbe breve vita e verrebbe presto dimenticato. Alcune intrusioni come “potrei essere contaminato” possono invece diventare ossessioni di lunga durata, impossibili da dimenticare.
  3.  In reazione a questi pensieri ci sono delle reazioni emotive (ansia, disagio, colpa) e delle azioni messe in atto per gestire i dubbi e l’ansia. Inoltre la persona inizia a prestare attenzione a ogni pensiero che passa per la mente o ogni elemento nell’ambiente che può dare informazioni sul suo dubbio (bias di attenzione; ad es., passare in rassegna la posizione degli oggetti, se sono stati spostati, monitorare cosa toccano gli altri, ecc.).

Le azioni messe in atto per gestire l’ossessione sono:

  • Comportamenti di sicurezza: comprendono degli evitamenti preventivi delle situazioni che possono provocare ossessioni (come ambienti “contaminati”, chiese, ospedali, particolari strade, ecc.), la soppressione del pensiero (cercare di “non pensare”) che ha effetti opposti moltiplicando le intrusioni.
  • Neutralizzazioni: ovvero compulsioni, rituali o richieste di rassicurazione che vengono messe in atto dopo che è nato il dubbio o la paura

Questo modello non è semplice, vediamo lo stesso meccanismo illustrato da un fiore. Il pistillo rappresenta un’ossessione e i vari petali sono azioni o modi di pensare che vengono utilizzate per gestire l’ossessione. Purtroppo però queste reazioni (i petali) mantengono le ossessioni nel tempo e aumentano la frequenza delle intrusioni.

Insomma si tratta di un circolo vizioso che se anche a volte funziona nel breve termine, ha effetti molto negativi sul lungo periodo. Un po’ come le sostanze stupefacenti, nessuno può negare che come strategia a breve termine per gestire l’ansia funzionino male.

Se il dubbio è “potrei essere contaminato” potrei lavare la mani come compulsione, ma a livello mentale cercherò di “non pensarci” questo meccanismo molto comune viene detto di soppressione del pensiero e provoca altri pensieri. Altri comportamenti comuni sono quelli di chiedere rassicurazioni. L’attenzione verrà spostata a monitorare maggiormente cosa stai toccando e a eventuale contaminazione presente nell’ambiente. Quando inizi però a cercare qualcosa, finisce che la trovi e quindi puoi diventare consapevole di altri fonti di preoccupazione che magari prima ignoravi. 

Cosa ne pensano di noi i pazienti?

Matteo, 33 anni

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo che all’epoca avevo il pensiero che volevo a tutti i costi farcela da solo e forse perché non credevo che la terapia potesse darmi i giusti strumenti per stare meglio. Poi mi sono deciso a intraprendere un percorso e ho iniziato ad ad imparare a conoscermi meglio e a ragionare su alcune dinamiche ed abitudini mentali che mi riguardavano. La terapia mi ha dato la base per cominciare un percorso di contatto con me stesso e di scoperta

A chi si trova in questa situazione vorrei dire di affidarsi a una persona sensibile, se senti che non è la persona giusta, cambia persona perchè penso sia molto personale, trovando una persona adatta ti può cominciare a dare delle basi per capire che a volte i problemi che abbiamo sono dettati anche da idee sbagliate e limitanti o che portano a sofferenze assurde, per cui provaci! ti voglio bene!

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo […]

Giulio, 53 anni


Una pessima condizione di vita e la consapevolezza della difficoltà a superare i problemi mi hanno convinto a chiedere aiuto. Soffrivo di questi problemi da molti anno ma molte cose che sapevo teoricamente si sono concretizzate grazie a dei metodi “comportamentali” che hanno migliorato tanti piccoli aspetti che fanno un progresso importante.

21 05 29 18:30 AM

Federica, 36 anni

Non aspettare, abbiamo solo una vita

21 05 29 18:30 AM

Giovanni, 25 anni

Non è stato facile prendere la decisione di iniziare una terapia per la paura di mettermi a “nudo” ma la scarsa qualità di vita provocata da ansia e pensieri intrusivi mi ha spinto a fare il primo passo. E con la terapia è migliorato tutto dalle piccole cose che poi pian piano diventano grandi. Ho imparato a conoscermi, a conoscere i meccanismi alla base del mio pensiero e a razionalizzarli così da impattare molto meno a livello emotivo. A chi sta pensando se chiedere aiuto o meno vorrei dire di chiedere aiuto, perché anche solo chiedere è una forma di cura.

21 05 29 18:30 AM

Francesca, 44 anni

è la prima volta che vado da uno psicologo che dopo un paio di visite mi spiega cosa ho e mi lascia un pezzo di carta in cui lo mette per iscritto. lenti ma professionali.

21 05 29 18:30 AM

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