Il bullismo a scuola e fuori

10 Lug , 2018 - Trauma,Età evolutiva

Bullismo: definizione

Nel corso dello sviluppo l’importanza delle relazioni con i coetanei aumenta, già dai 2-3 anni, quando i bambini possono scegliere se rivolgersi agli adulti o a coetanei.  Essi infatti cominciano ad interagire sempre di più con questi ultimi. Interagire con altri bambini stimola le abilità sociali e offre al bambino la possibilità di sperimentarsi in un ruolo diverso da quello di figlio. In età pre-scolare i bambini iniziando a strutturare una propria identità e in virtù delle nuove relazioni instaurate acquisiscono anche un proprio status, cioè una posizione all’interno del gruppo. Nel gruppo dei pari, infatti, il bambino non è accettato aprioristicamente come in famiglia, ma deve conquistarsi la simpatia e la fiducia degli altri. 

Le relazioni tra coetanei possono però assumere anche la forma di interazioni aggressive/prevaricanti. Alcuni bambini infatti cercano di affermarsi in modo coercitivo prevaricando ripetutamente e intenzionalmente i coetanei. Tale fenomeno prende il nome di “Bullismo”, esso risulta in particolar modo diffuso nel periodo relativo all’infanzia e alla preadolescenza. 

Ricerche sul bullismo

Lo studioso che più di altri si è concentrato sul fenomeno del bullismo, promuovendo diverse ricerche nel settore, è lo psicologo norvegese Olweus. 

Secondo l’autore il bullismo rispecchia tre caratteristiche principali: 

  1. Intenzionalità delle prepotenze: le prepotenze rappresentano attacchi voluti e mirati ad infliggere un danno fisico o psicologico al compagno prevaricato  (vittima)
  2. Reiterazione delle prevaricazioni: esse non costituiscono atti aggressivi isolati ma si ripetono nel tempo, producendo una cristallizzazione dei ruoli di bullo e vittima.
  3. Squilibrio di potere: vi è uno squilibrio di potere fisico, psicologico, sociale tra prevaricatore e vittima. 

Focalizzando l’attenzione sul comportamento aggressivo/prepotente, la condotta si configura un’aggressione prevalentemente proattiva, che può esprimersi in secondo due modalità:

  1. Bullismo diretto: con attacchi di tipo fisico o verbale espliciti
  2. Bullismo indiretto: in cui le prevaricazioni sono realizzate tramite esclusione sociale, diffusione di racconti falsi, manipolazione delle reti amicali. 

All’interno di questo fenomeno vengono quindi ricoperti ruoli differenti:

  1. Bullo: è generalmente il bambino aggressivo. Alcuni autori hanno ritrovato delle caratteristiche comuni a tale ruolo. 
  • Buone abilità cognitive di Teoria della Mente
  • Buone competenze narrative per giustificarsi
  • Tendenza a  considerare gli altri a scopo di un vantaggio personale
  • Autostima nella media
  • Buon senso di auto-efficacia
  • Generale atteggiamento positivo nei confronti della violenza
  1. Vittima: bambino che subisce la condotta aggressiva. Innanzitutto è bene distinguere tra vittime passive timide e insicure, e vittime provocatrici che assumono involontari comportamenti di provocazione. In generale però i bambini prevaricati hanno alcune caratteristiche comuni: 
  • Incompetenza nelle abilità socio-cognitive di gestione dei conflitti
  • Difficoltà nel riconoscimento delle emozioni, in particolare della rabbia
  • Difficoltà a riconoscere schemi narrativi 
  • Già a 8 anni presentano livelli di autostima mediamente bassi
  • Locus of control esterno
  1. Sostenitore del bullo: compagno/i che partecipa attivamente alla prepotenza, egli manifesta approvazione esplicita. 
  2. Difensore della vittima: supporta il compagno prevaricato a livello emotivo. 
  3. Esterni/Neutri: persone che pur essendo a conoscenza delle prevaricazioni avvenute cercano di evitare un coinvolgimento, favorendo con tale passività il comportamento prevaricatore. 

La ricerca sui fattori all’origine dei fenomeni di bullismo ed sui fattori esplicativi del comportamento prepotente, ha indagato le caratteristiche dei sistemi familiari di bambini e ragazzi autori e vittime di atti di bullismo. La ricerca ha appunto individuato che nelle famiglie dei prevaricatori vi è: una maggiore diffusione di stili educativi permissivi o autoritari, una freddezza affettiva nell’infanzia e un più frequente ricorso a metodi di punizione violenti associati a bassi livelli di coesione familiare. Le famiglie delle vittime, viceversa, presentano atteggiamenti e comportamenti iperprotettivi. 

Al di là dei fattori individuali e sistemici che concorrono a determinare il fenomeno, il bullismo è causa di gravi conseguenze a breve e lungo termine sia per le vittime che per i prevaricatori. Nell’immediatezza degli eventi le vittime di prepotenze possono manifestare vissuti depressivi e di disaffezione per l’attività e il contesto scolastico, oltre a disturbi psicosomatici, mentre nell’adolescenza e nell’età adulta possono incorrere in disturbi depressivi. I bulli presentano invece un rischio più rilevante rispetto ai coetanei di rendersi, già nell’adolescenza, autori di atti devianti o criminali. 

È opportuno quindi intervenire attraverso la prevenzione, promuovendo un incremento della conoscenza del fenomeno nella scuola e incentivando le abilità sociali tra i bambini. Due dei metodi più utilizzati per fare prevenzione sono l’educazione socio-affettiva e la peer-education; questi metodi vengono anche integrati insieme. L’educazione socio-affettiva è un metodo educativo di sviluppo della conoscenza di sé, delle proprie emozioni e di miglioramento delle relazioni di gruppo. Vengono sviluppate attività di comunicazione, negoziazione, tolleranza, cooperazione. Tali attività hanno poi un risvolto che si auspica essere positivo in diversi ambiti tra i quali quello educativo, affettivo, sociale, lavorativo. La peer-education è invece un metodo di apprendimento e insegnamento che vede protagonisti i bambini o gli adolescenti. Il gruppo classe viene suddiviso in piccoli gruppi, all’interno dei quali ognuno assume un ruolo ed ha la responsabilità di trasmettere un contenuto agli altri. L’obiettivo è quello dello scambio reciproco, gli studenti diventano infatti attivi e imparano non soltanto a recepire passivamente i contenuti, ma anche a gestire in modo autonomo l’apprendimento, collaborando e mettendo in comune esperienze e conoscenze. 

Questionari per misurare il bullismo

Per effettuare uno screening e rilevare la presenza del fenomeno del bullismo possono essere utilizzati dei questionari come il questionario “La mia vita a scuola” di Sharp e Smith. Esso è composto da un’unica scheda costituita da 39 item che fanno riferimento a delle situazioni che si presentano abbastanza frequentemente all’interno della scuola. La scheda comprende item dal contenuto “piacevole” o “neutro” e item dal contenuto “non piacevole”. 

Un altro strumento molto utilizzato è il Questionario di Olweus, utilizzato sia in Italia che all’estero. Esso si compone di 28 domande divise in due parti, una relativa alla prepotenza subita e l’altra alla prepotenza agita. 

Come combrattere il bullismo

I progetti di prevenzione e intervento sul bullismo sono oggetto di applicazione soprattutto nella psicologia scolastica, dell’età evolutiva, dell’educazione, anche se la riduzione di questo fenomeno interessa in particolar modo anche la psicologia di comunità date le implicazioni sociali. 

Approfondimento: Psicoterapia

Bibliografia

Cerchi aiuto per te o un tuo caro?

Nome(Obbligatorio)
Vuoi prenotare un colloquio? Parlaci del problema che vuoi risolvere.
Consenso Privacy(Obbligatorio)
Ho letto l'informativa privacy e acconsento alla memorizzazione dei miei dati nel vostro archivio secondo quanto stabilito dal regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR. (Potrai cancellarli o chiederne una copia facendo esplicita richiesta a ...) Privacy Policy

Cosa ne pensano di noi i pazienti?

Matteo, 33 anni

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo che all’epoca avevo il pensiero che volevo a tutti i costi farcela da solo e forse perché non credevo che la terapia potesse darmi i giusti strumenti per stare meglio. Poi mi sono deciso a intraprendere un percorso e ho iniziato ad ad imparare a conoscermi meglio e a ragionare su alcune dinamiche ed abitudini mentali che mi riguardavano. La terapia mi ha dato la base per cominciare un percorso di contatto con me stesso e di scoperta

A chi si trova in questa situazione vorrei dire di affidarsi a una persona sensibile, se senti che non è la persona giusta, cambia persona perchè penso sia molto personale, trovando una persona adatta ti può cominciare a dare delle basi per capire che a volte i problemi che abbiamo sono dettati anche da idee sbagliate e limitanti o che portano a sofferenze assurde, per cui provaci! ti voglio bene!

Non riuscivo più a vivere la vita ero ossessionato da alcuni pensieri assurdi che risucchiavano tutte le mie energie. Ricordo […]

Giulio, 53 anni


Una pessima condizione di vita e la consapevolezza della difficoltà a superare i problemi mi hanno convinto a chiedere aiuto. Soffrivo di questi problemi da molti anno ma molte cose che sapevo teoricamente si sono concretizzate grazie a dei metodi “comportamentali” che hanno migliorato tanti piccoli aspetti che fanno un progresso importante.

21 05 29 18:30 AM

Federica, 36 anni

Non aspettare, abbiamo solo una vita

21 05 29 18:30 AM

Giovanni, 25 anni

Non è stato facile prendere la decisione di iniziare una terapia per la paura di mettermi a “nudo” ma la scarsa qualità di vita provocata da ansia e pensieri intrusivi mi ha spinto a fare il primo passo. E con la terapia è migliorato tutto dalle piccole cose che poi pian piano diventano grandi. Ho imparato a conoscermi, a conoscere i meccanismi alla base del mio pensiero e a razionalizzarli così da impattare molto meno a livello emotivo. A chi sta pensando se chiedere aiuto o meno vorrei dire di chiedere aiuto, perché anche solo chiedere è una forma di cura.

21 05 29 18:30 AM

Francesca, 44 anni

è la prima volta che vado da uno psicologo che dopo un paio di visite mi spiega cosa ho e mi lascia un pezzo di carta in cui lo mette per iscritto. lenti ma professionali.

21 05 29 18:30 AM

Contattaci

Prenota subito una visita Scrivici, ti risponderemo il prima possibile.

    Nome(Obbligatorio)
    Vuoi prenotare un colloquio? Parlaci del problema che vuoi risolvere.
    Consenso Privacy(Obbligatorio)
    Ho letto l'informativa privacy e acconsento alla memorizzazione dei miei dati nel vostro archivio secondo quanto stabilito dal regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR. (Potrai cancellarli o chiederne una copia facendo esplicita richiesta a ...) Privacy Policy